QUEL MIO GIORNO FORTUNATO

 

Se penso e vedo su foto

le mie origini

quel giorno di fine luglio

quando nacqui.

Se penso a quel mio giorno

fortunato:

nacqui bianco

come la pelle di mia madre

come quella di mio padre.

Ma travolto da pensieri nebbiosi

stravolgo

la misera realtà

e paio rinnegare la mia alba…

ma è solo

il caldo torrido della mia ansia

che acceca l’anima.

Quel giorno

fu solo un giorno fortunato

che imperterrito

come un treno che corre

prosegue  e pare non fermarsi.

E rimangono distanze

tra me  e quei strani casermoni

delle mille periferie

delle mille bidonville

sdentate come sono i suoi uomini,le sue donne.

E rimangono distanze

e paiono oceani

i mari di casa

che lasciano quei popoli dagli occhi smarriti.

E rimangono distanze

i deserti del Marocco

dove cento di loro

ancora camminano…

gli altri trecento

insabbiati…

sono rimasti a crepare.

Ma

se pensassimo in moltitudine

noi uomini e donne

dai mille giorni fortunati

creperemmo senza

fargli male…

e abituandoci vicini,

stroncheremmo le loro

le nostre distanze.

(iinedita tutti i diritti sono di CMC 2008)

 

 

 

 

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