3 Poemetti

SARDO

NEI MIEI PENSIERI VORREI OGGI…MA SOPRATTUTTO DOMANI!

Vorrei lasciarvi,

prima che lascio,

l’odori e i profumi di mille e mille cose

che m’hanno come lampi attraversato

le mie gioconde sere o i miei seriosi dì.

Vorrei lasciarvi l’ ore

che m’hanno trovato

a volte in piedi

a volte sdraiato.

Vorrei lasciarvi una mia melodia di verso,

col sapore di donna,  e come lei

dolce e grave, fantasticamente reale.

Vorrei lasciarvi un’ode

che sappia di pietra e d’erba,

di terra e di mandorle amare,

con l’odore del prato bagnato,

o quello  del sesso che viene,che va

a volte improvviso,  tormentato, dimenticato.

Vorrei lasciarvi  un canto materno,

che vola come farfalla tra fili d’erba dei vostri  perché.

Vorrei raccontarvi

di millenni passati

dove le storie della storia raccontata,

pulsante fermento di singoli,

ci hanno, troppo spesso,

trascinato incuranti.

Oggi

in un giorno comune,

tra i  giorni …

fatti d’ aurore,

dove trovano sveglia i mille uccelli del mio giardino,

fatti d’ albe,

dove vanno assonnati i mille mestieri di poveri umani,

fatti di notti illuminate,

dove corrono i mille pensieri divertiti o i mille cartoni –coperte sulle panchine dei giardini comunali,

colorati da mattinate primaverili dai mille profumi,

o dai freddi d’inverni che sembrano radicarsi tra le ossa delle mille anzianità.

Io

Davanti a un foglio bianco

aspetto,

come un tempo ventenne,

i  versi

che s’aggiungono e raggiungono

vellutati pensieri

o ferrose ribellioni:

oramai incognita è la mia vita che resta.

Così rifuggo il pensiero ,

e ritorno oltre il passato:

un binario abbandonato, solo  per ripartire.

E’ la memoria

di quella storia quotidiana,

mai raccontata,

che m’attraversa le mie involontarie fantasie

e accarezzandomi il viso

ripercorre tra vaghi ricordi,

le mie sprecate ore,

lì dove

sentivo e non capivo.

E come i bimbi di una scolaresca in fila,

anch’ io trascinavo svogliato il mio passo

in attesa di vedere dove andare.

Giardini erano …

le nostre ansie, i nostri aggrovigliati pensieri

condannati a rifiutare,

per nuove storie tutte da inventare.

Così senza maniglie per attaccarci,

creavamo le nostre novità.

Oggi

questa illusa maturità,

che sa di vecchiaia,

accompagna solo

ricordi.

Vorrei sentirvi con me

bimbi dai mille colori

e

raccontarvi la favola

del dire e del fare

prima di parlare

ancor prima di pensare.

Così come una madre

vorrei cantarvi

la fiaba bella dell’esistenza

e pesco nel mio sogno,

quando sogno,

la storia dei miei quotidiani

immersi negli altri , quasi a confonderne i contorni.

Quest’epoca che non pare la mia

m’appare come l’erba secca d’estate

dove le pecore fanno fatica nel loro metodico brucare.

Affacciato alla finestra del mio studio

vedo i pastori aggrappati ai loro cellulari

mentre è uguale il ruminare intorno.

Cani bianchi vanno e vengono

in un percorso segnato dai quei  pastori  alla pecora,

quasi a chiedere un premio per quella fatica.

E vorrei

raccontarvi un mondo

in mezzo alle grida nei nostri mercati

dove i colori  si mischiano ai sapori di frutta

o di pelle sudata d’estate.

Questa è poi

la nostra storia:

quotidianità vissute senza sapere,

dove gli altri …

ti trascinano il tempo.

Eppure,

ancora,

vorrei ritrovare il mio architetto

il mio scultore

il mio pittore

e …

effigiare come un dio

tratti, curve e colori

d’un mondo popolato d’umanità.

Ma l’ore percorrono questi tempi

e intorno solo

sangue di guerre non dichiarate,

di quelle che abbracciano

la nostre ore

o quelle armate

dai nostri e dai loro quotidiani integralismi,

nascosti  dalle nostre insofferenze,

dalle nostre indifferenze.

Così

quei loro

bla, bla e bla

rifiutano umanità,

e ancora,

(per sempre?)

uomini , donne, bambini e bambine

stanno lì

nell’acque

dei nostri mari,

o aggrappati agli scogli

o

nelle stazioni

sulle panche di sale d’aspetto

e pullulano

innocenza.

Ma io,

senza scappare,

v’imploro

invece

tra i miei sogni,

quando sogno di terre rigogliose

li dove acque non rubate

cantano zampillando.

O lì

nella favola

dei risi di chi s’accontenta.

Tra le vostre urla

apparecchiamo le nostre fantasie,

e le mie

giovanili utopie,

semplicemente banali,

scoppino come bombe,

per poterci affrancare,

trascinando illusioni

di una tarda infanzia.

Così,

ancora,

sognando quel sogno

vi canto con versi

una giocosa ninna-nanna

che sa oramai d’anarchia.

Resuscita ora…

corpicino ucciso dalle mille bombe

o

affogato dalle mille onde

o

soffocato

dalle mille folle in cerca di libertà!!!

Attenti mille uomini e donne

nascosti dai burqa…

del potere, dell’oro , dell’indifferenza

dai burqa

della grande violenza

un giorno che verranno

I milioni  e milioni di bimbi e bambine

dalla pelle dei mille colori

agiteranno le loro braccine come  lunghi papaveri rossi,

e cantando le loro filastrocche

balleranno un girotondo

per riprendersi

i loro pani, le loro terre , le loro acque, i loro amori

per conoscere finalmente…

il sapore della  libertà.

Così …

quelle grida saranno

urla di cannone

e …

come Sodoma e Gomorra

vi  abbateranno.

Nei miei pensieri vorrei oggi …

ma soprattutto domani

suscitarvi rivoluzioni!

LA MIA E LA LORO GIOVENTU’

Quella luna di ieri

è oggi

uguale a quella

che era ieri,

è una luna di sempre.

Quelle stelle di ieri

sono oggi

uguali a quelle

che erano ieri,

e oggi le vedo

passeggiando sul mio prato bagnato

in una sera troppo lunga

per diventare giorno.

Vago,

con le scarpe imbrinate,

e la fantasia d’altri tempi

riempie questa sera ,

e trovo,

con gli occhi d’oggi,

giovani, inconsapevoli,

attraversare i miei passati.

Così invento altri futuri

con le mie antiche fantasie,

accorgendomi,

così facendo,

che bimbi di altre età o altre razze

( dalla mia)

paiono urlare

un antico aiuto

( oscuro )

e ragazzi e ragazze

( figli mai avuti )

cercano ancora

 antichi futuri

( mai rivelati).

E mi metto a scrivere

su un foglio bianco

fino a quando

non sarà sporcato…

dall’inchiostro nero del mio “ calamaio”.

Senza una chiara idea

trascino parole e versi

così come mi appaiono,

solo per raccontare una poesia

e ricordare le mie favole

le  oscure utopie:

le mie amiche di sempre

dove

antichi cavalieri,

tra guerre inventate,

uccidono

i draghi continuamente resuscitati.

Vorrei,

oh figli mai avuti,

cercarvi…

per cercare di capire

cosa ci fa figli e fratelli

di lotta

nella nostra stessa storia.

Come gli occhi lacrimano lacrime

io

nel mio piccolo grande mondo

lacrimo desideri irrealizzati.

Così

parteggio le vostre grandi fatiche

tra tecnocrati

o burocrati mafiosi

oramai piegati a non essere…

per esserci sempre.

E per voi

rileggo

quelle storie passate

dove

rivoluzionarie gioventù

sono statue invecchiate

tra strade introvabili,

nelle città

delle mie e delle vostre infantili rivoluzioni.

Ma come

quei draghi resuscitati

resuscito,

come voi,

disegnando mondi diversi:

facili costruzioni

mai iniziate.

Così

mi accingo,

finchè il tempo mi regge,

come fossi un Michelangelo,

a plasmare come voi

la creta della mia scultura.

E vago

 tra le piazze

o tra i vicoli delle case

e vi chiamo

e non mi fermo.

E  m’appaio

come un nuovo Enea

divorato dalla ricerca dell’arrivo

come voi

nella valle della vostra

( della nostra)

esistenza.

Come sarebbe semplice

parlare della vita.

Come sarebbe semplice

parlare di storie presenti

diverse

con i risi e i canti della vostra breve gioventù.

Come sarebbe semplice

trovarsi

d’improvviso

tra città umane

quei semplici progetti

mai voluti

da una schiera d’adulti peccatori.

Così vi urlo i vostri nomi

ad uno ad uno

come fosse l’appello

e cerco le vostre presenze

lì dove trovo solo

maturate assenze.

Ma oggi condanno l’Alighieri

come egli condannò quei giovani amori

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”

lì nell’inferno della sua maestrale poesia

a negare una nuova esistenza.

E combatto allora,

ancora,

con le vostre speranze

le vostre  e le mie

sacre utopie

come se volessi

lavorar da vecchio

per farvi vivere ora ancor giovani .

 E le leggi e le norme

e gli spazi e gli alberi

e il mare ed il vento

ed anche il pianto ed anche il riso

sarebbero solo

utopie oramai realizzate.

Ed i poveri non sarebbero

poveri,

ed i ricchi non sarebbero

ricchi

in una danza diversa

nei mille colori dell’universo.

Non arrendete le vostre membra.

non arrendete le vostre idee,

non arrendete i vostri amori,

non arrendete le vostre utopie,

ma fate di tutto

la vostra vecchiezza.

Combattete

senz’armi di sangue le lobby tribali

rinchiuse dietro

i portoni di sempre!

Ma oggi

in questa sera che muore

vi prego una mia preghiera:

“ Se incontrate un vecchio canuto e barbuto,

se incontrate una minuta vecchierella,

tra le vostre bandiere,

(che ancora pensa così)…

portatela con voi ,

le loro rughe

v’aiuteranno a capire la memoria:

le loro sconfitte

ma anche…

le loro nascoste vittorie.

V’aiuteranno a correre più veloce

tra le vie e le piazze dei nostri paesi”.

FRATELLI D’ITALIA

Fratelli d’Italia

l’Italia s’è desta!

Ma quand’è che s’è desta?

un giorno

d’un tempo che fu.

E giro e rigiro le piazze,

le strade i vicoli,

a volte a piedi

oppure seduto,

tra le mie fantasie,

l’occhi s’avvolgono

di fisse statue

o salottieri musei,

e le lapidi,

addosso a muri sbeccati,

ricordano

storie passate

ma delle note scordate

m’affaticano

a rammentarmi

presenza di Lei.

Tutto corre

sorpassando memorie,

e i nostri quotidiani

scavalcano ostacoli

spingendo i giorni

senz’altro respiro:

il nostro istantaneo vissuto,

tra supermercati e Ikee

tra metro, bus, e bambini

dentro piscine affollate,

tra talk-show, in mezzo a…” Uomini e donne”

viaggiando con famosi, di nulla, nell’isola rubata,

o andando a dormire la sera

di una giornata dal niente vissuto…

solo passata.

Fratelli d’Italia

L’Italia s’è desta!

Ma quand’è che s’è desta?

Guardandoti o luna

la sera

rivolgo preghiere smorzate,

o appena ricordate,

fuori…

tace l’italico uomo

e sua moglie

e suo figlio

mentre

sul mare nostrum

s’ affondano barche

ingombrate

di popoli affamati:

nuove generazioni,

se mai

arriveranno,

se mai un giorno…

saranno chiamati

fratelli

oppure sorelle

oppure figli

oppure, semplicemente, cittadini

pari

in una sola patria,

se mai un giorno

ricorderemo

le nostre storie passate.

Fratelli d’Italia

l’Italia s’è desta!

Ma quand’è che s’è desta?

Canzoni e parole

gettate all’acque

insieme ai corpi

delle figlie

e dei figli:

umanità

resa schiava

di altri figli

di altre figlie

in epoche passate

oppure

distrattamente

nell’epoca presente.

Fratelli d’Italia

l’ Italia s’è desta!

Ma quand’è che s’è desta?

Orge appestate

s’incalzano

nei nostri quotidiani,

e vagano

le menti,

tra desideri ripugnanti.

I passi, le mani

i volti e i sapori

s’intrecciano

come serpi sui rami

e

le quelle giornaliere mafiosità

danno sapore

a ienati poteri.

Così vaghiamo,

popolo senza confine

o dai mille confini :

cancri della nostra

finta italianità.

Fratelli d’Italia

l’ Italia s’è desta!

Ma quand’è che s’è desta?

Dalle Alpi all’Etna

come

valanga in piena

i poveri incalzano

sino agli angoli del nostro paese,

mentre

rapaci avvoltoi

si nutrono

anche

dei loro cibi appena assaggiati.

Oramai

i martiri scoppiati

tra le bombe,

(o solamente eliminati

dentro le grotte dell’Ardeatina)

o i vecchi pallettoni,

(che bucavano le rosse camicie garibaldine)…

uniche nostre rivoluzioni,

dormono

resi polvere

tra le terre dello stivale.

Altri martiri

d’altri colori

oggi

rimangono in mare

humus per pesci,

e

come loro dormono la morte:

sollievo dell’oblio.

Così

vaghiamo senza saper

che popolo siamo

plebe feudale

nella macina finanziaria

di caste

saggiamente costruite

tenacemente difese:

mafie costituzionalizzate

oramai libere d’urinarci sopra!

Fratelli d’Italia

l’ Italia s’è desta!

ma quand’è che… SI desta?

Trascino gli anni

tra i giorni e le notti

e le rugose

maschere dell’esistenza

paiono mute:

tutto tace intorno

tutto langue desideri,

e le nostre città…

cimiteri

di genti nude

mentre corrono

la loro quotidianità.

E vedo

e sento

rantoli silenziosi

fuori le mura della stazione Termini,

folli s’accalcano

e tra giacigli di cartone

si rapiscono i spazi

nelle notti,

in attesa dei giorni uguali.

E vedo

e sento

disperate voci di figli,

o dei figli dei figli,

fermi

mentre l’anni

li superano,

in attesa del niente.

E sento

e vedo

tra banchi di frutta e verdura

vecchie

rovistare tra i cassonetti:

la loro spesa per la festa che viene.

E leggo

tra i fogli del mio quotidiano

piccole pattuglie

che macinano potere

mentre un esercito di popolo

vaga

guardando senza meta.

Così restiamo…nebbia per le loro tv

nebbia per i loro portafogli,

nebbia per le loro… camorre, ‘ndrangate o le loro cose nostre

nebbia per i loro dii

oggi appaltati o subappaltati

di sangue umano: uomimi fatti cadavere,

per le loro indifferenze.

E ancora nebbia per le loro oligarchie

soldi sputati

in faccia alle nostre povertà.

Nebbia solo nebbia,

nebbia senza sole.

Vorrei urlare di fermarsi.

Vorrei urlare di piangere.

Vorrei urlare di guardare.

Vorrei urlare di parlare.

Vorrei urlare…

un grido di dolore!

Vorrei urlare

un grido di speranza!

Vorrei urlare

un grido che non c’è.

Fratelli d’Italia

L’ Italia s’è desta

Ma quand’è che s’è desta?

ORA

s’è desta,

e desta

le mie percezioni

lì tra le rosse albe

di sogni svegliati,

utopie pensate,

metamorfosi realizzate.

E…

spero vecchi pensieri

spero antiche ideologie

di uomini e donne solidali.

E Spero…E prego,

rivoluzioni d’idee

tra figli e nipoti

cavalcando i sogni

di una mia gioventù

oramai passata.

E vedo

Un paese nazione

dove

quella mia Costituzione,

fatta da genti

dai cappotti rivoltati,

come l’acqua,

bagna i corpi

lavando le croste del niente.

Fratelli d’Italia

L’ Italia s’è desta!

ma quand’è che… SI desta?

ORA

si desta!

Così guardo genti d’ogni colore

Chiamarsi tra loro

“ Gianni”…”Alì “

l’uno di corsa

al forno della fabbrica

e taglia il ferro e lo rende macchina,

l’altro di corsa

all’ora dell’aurora

e prima dell’alba

impasta la pasta e ne fa pane:

economie reali d’un mondo reale.

E sogno feste

sulle piazze d’Italia

dove…

Gianni e Alì

s’abbracciano di stessa allegria.

E rivedo poeti

scrivere versi

che sanno di vita

e pittori

pitturare

quei disegni grigi

di mari blu

sotto bianche cime

con prati verdi dai fiori di mille colori.

Fratelli d’Italia

L’ Italia s’è desta

Ma quand’è che s’è desta?

ORA

S’è desta!

Tra morti poteri

e

mafie sepolte

immagino…

Presidenti neri passeggiare

tra i loro colorati cittadini

e onorevoli donne

Biciclettare

tra casa e Parlamento.

Immagino le acque

dei fiumi e dei laghi

divenire acque,

e le nevi dei monti

ritornare bianche

e la luce del sole

illuminare

Città condominiali

Dove i ponti…

Solo passaggi di genti

dai tanti colori.

Così…

il bianco

il rosso

il verde

della mia Bandiera

sventoleranno sugli alti pennoni

con i drappi iridati di pace.

MA OGGI NON E’ ORA

e i Fratelli d’Italia…

m’appaiono Orfani,

in quest’ora presente

sono, forse…

fratello di nessuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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